giovedì 22 marzo 2012

Una risata (ironica) sommergerà la disabilità

C’è chi mi ha definito “un ragazzo in gamba”, chi mi considera “senza spina dorsale”. Chi mi ha invitato “a fare quattro passi” e chi mi chiede di “sedermi a prendere un caffé”. Sono le prime gaffe che, “su due piedi”, mi vengono in mente.
Dopo dieci anni di sedia a rotelle, queste battute, se fatte con noncuranza e senza malizia, mi strappano un sorriso. Uno dei pochi vantaggi di vivere la disabilità è che posso affrontare un argomento tabù e spinoso con un’ironia che non sarebbe concessa a un non disabile. Senza falsi moralismi. Ridendo di gusto dell’imbarazzo di chi si accorge dell’errore e paonazzo tenta di mettere una pezza inutile.
Fantastici poi sono i bambini: trasparenti e senza filtri colpiscono dritti al cuore. Impensabile scappare dai tenerissimi occhi dei pargoli che scrutano pensosi e riflessivi la carrozzina. Li guardi e aspetti che dopo pochi secondi raggiungano l’adulto che li accompagna con in bocca la fatidica frase: “mamma guarda: un bimbo grande in passeggino”. Immancabilmente il volto della madre si tinge d’imbarazzo e alla genitrice non resta che balbettare “hai visto che bel negozio di giocattoli”. La fantasia di questi bimbi, che spesso saresti tentato di arrotare prendendo spunto dalle bighe romane al circo Massimo, non conosce confini.
Personalmente ricordo un “ma la smetti di fare il comodoso e mi rincorri”, o un “me la (la carrozzina n.d.r) presti” e un “perché quel signore si fa spingere (e tu genitore brutto e cattivo mi fai camminare invece di prendermi in braccio n.d.r)”. C’è poi chi, spaventato da quell’essere così strano che si avvicina su quattro ruote, si rifugia accanto ai genitori che gli spiegano: “è solo una persona seduta” cosa che vede benissimo anche il bambino, se fossi un drago con le scarpe se ne sarebbe già accorto. Oppure “è una persona malata” – invece sei sano tu che dai una spiegazione del genere.
Non mancano rassicurazioni del tipo “è stanco” come se tutte le persone stanche avessero una cadrega (sedia in milanese) gonfiabile nella borsa da utilizzare in caso di emergenza, oppure “sta solo giocando”. Tanto che ti verrebbe voglia di rispondere: “libera tutti che mo’ ti vengo a prender a calci”.
Sarebbe da scriverci un libercolo. Chi mi aiuta a scovare altri gaffeur?

http://invisibili.corriere.it/2012/03/22/una-risata-ironica-sommergera-la-disabilita/
 Sono molto intereressanti i commenti dei lettori

Nessun commento:

Posta un commento