giovedì 22 agosto 2013

Giocando si impara. E si diventa «artisti»

La creatività e il pensiero astratto «figli» del gioco: l'uomo di Neanderthal era incapace di pensiero simbolico perché la sua infanzia era molto più breve di quella dell'Homo sapiens

Giocare è una cosa seria. Attraverso il gioco i bimbi imparano a gestire le relazioni sociali, a trovare soluzioni ai loro piccoli e grandi problemi, ad affinare le capacità. Ma anche a sviluppare il pensiero astratto e simbolico, stando a un ampio articolo apparso su New Scientist: valutando le ricerche sul tema, infatti, si va sempre più confermando l'idea che proprio nella durata dell'infanzia e nella possibilità di giocare a lungo risieda la differenza sostanziale fra l'uomo moderno e uno dei suoi antenati più prossimi, l'uomo di Neanderthal.

NEANDERTHAL - Evolutosi in Europa circa 250mila anni fa, l'Homo neanderthalensis si estinse attorno ai 30mila anni fa dopo essersi spinto fino al Medio Oriente; questo nostro progenitore costruiva attrezzi, cacciava, conosceva il fuoco e aveva anche sviluppato l'abitudine a seppellire i propri morti. Ma tutte le testimonianze che ci ha lasciato sono quasi prive di ogni forma di simbolismo, che invece ha permeato l'Homo sapiens e noi, oggi: ad esempio gli abiti che indossiamo hanno una valenza simbolica, perché lanciano segnali non connessi alla loro reale utilità, e soprattutto usiamo un linguaggio, la forma più elevata di simbolizzazione astratta (la relazione fra il nome e l'oggetto o il concetto cui si riferisce è cioè del tutto arbitraria). L'uomo di Neanderthal ha creato pochissimi artefatti in cui si possa riconoscere una matrice simbolica e solo molto tardi, a partire dai 50mila anni fa; nello stesso periodo gli umani evolutisi dapprima in Africa consegnavano alla storia ornamenti complessi, piccole figure intagliate, capolavori di pittura simbolica come la cava di Chauvet in Francia.
SIMBOLISMO - Creare tutto questo, ovvero ad esempio riprodurre un soggetto tridimensionale su una "tela" di pietra bidimensionale, richiede una capacità di astrazione considerevole. Perché l'uomo di Neanderthal non la possedeva? Secondo gli studiosi è tutta colpa della sua breve infanzia: a differenza dell'uomo moderno, le ricerche hanno mostrato che l'uomo di Neanderthal aveva uno sviluppo molto più veloce e restava dipendente dalla madre meno a lungo rispetto all'Homo sapiens. Di conseguenza, giocava poco. E il gioco è invece un momento fondamentale per la crescita dell'uomo, ma anche di altre specie animali: esserne privati è dannoso, come mostrano anche esperimenti sui ratti secondo cui la privazione del gioco comporta alterazioni nella corteccia prefrontale, in un'area correlata al ragionamento, il comportamento sociale e il pensiero astratto. In sostanza, il gioco "modella" il cervello, e la forma che questo prenderà dipende dal tipo di gioco che si fa da bambini. I piccoli umani usano la fantasia, quindi abilità cognitive simboliche: giochi di ruolo, di immaginazione, in cui bisogna pensare che succede se si fa un'azione piuttosto che l'altra. Tutte attività che aiutano il cervello nello sviluppo del pensiero astratto e simbolico, che l'uomo di Neanderthal non aveva perché cresceva "a tappe forzate": una ricerca dell'Istituto di Antropologia Evoluzionistica del Max Planck Institute tedesco ha dimostrato che anche lo sviluppo cerebrale di quell'uomo primitivo era accelerato e ciò faceva sì che l'ambiente avesse poca influenza, di fatto, sulla forma che il cervello e le sue connessioni avrebbero potuto prendere. Così, l'infanzia breve e poco giocosa sterilizzava la fantasia e la capacità di astrazione dell'uomo di Neanderthal: da nessuno di loro sarebbe mai potuto nascere un Picasso.
(modifica il 22 agosto 2013)
Corriere della Sera

 

 

mercoledì 21 agosto 2013

Un augurio

A chi segna un punto e
a chi traccia il cammino
a chi vive nei ricordi e
chi immagina il futuro
a chi si nasconde e
a chi affronta le sfide
a chi vive in un sogno
a chi sa ancora sognare,
a chi non vede lontano e
a chi guarda oltre ,
a chi è già felice e
a chi spera di esserlo,
a chi sa attendere e
a chi preferisce agire ,
a chi crede di essere libero e
a chi sa di poterlo essere

domenica 18 agosto 2013

Dentro / Fuori

Ciò che è fuori è anche dentro; e ciò che non è dentro non è da nessuna parte. Per questo viaggiare non serve. Se uno non ha niente dentro, non troverà mai niente fuori. È inutile andare a cercare nel mondo quel che non si riesce a trovare dentro di sé.
(Tiziano Terzani, Firenze, 14 settembre 1938 – Orsigna, 28 luglio 2004)
Dipinto di Michael Cheval
http://scrivi.10righedailibri.it/

- suggeriti da Marinella De Luca
— con Marinella De Luca

giovedì 15 agosto 2013

Buon Ferragosto a tutti

Ferragosto

Filastrocca vola e va
dal bambino rimasto in città.
Chi va al mare ha vita serena
e fa i castelli con la rena,
chi va ai monti fa le scalate
e prende la doccia alle cascate…
E chi quattrini non ne ha?
Solo, solo resta in città:
si sdrai al sole sul marciapiede,
se non c’è un vigile che lo vede,
e i suoi battelli sottomarini
fanno vela nei tombini.
Quando divento Presidente
faccio un decreto a tutta la gente;
“Ordinanza numero uno:
in città non resta nessuno;
ordinanza che viene poi,
tutti al mare, paghiamo noi,
inoltre le Alpi e gli Appennini
sono donati a tutti i bambini.
Chi non rispetta il decretato
va in prigione difilato”.
(Gianni Rodari)
Dipinto di Victor-Gabriel Gilbert, Boys Playing

domenica 14 luglio 2013

Buongiorno e Buona domenica



Spero di avere un po' + di tempo adesso che la scuola è FINITA!
FINITA?, ma non mi sembra proprio, ho dei lavori di montaggio da ultimare, perciò proprio finita non è, ma senza l'angoscia dell'orario implacabile che devi conciliare, tutto ha un'altra dimensione.
A presto!

giovedì 20 giugno 2013

Però

Non mi sono certo scordata del mio blog, ma l'ho trascurato perchè piena di impegni e scadenze: un mega progetto a scuola di "Arte che diventa Teatro", la realizzazione di un "FILM" vero proiettato nel cineteatro Don Bosco, i saluti finali, le festicciole, la raccolta degli ultimi "Frammenti di ricordi", il blog della scuola da curare ed aggiornare e poi sicuramente mi scordo qualcosa!
Non sembra vero, non sembra possibile che siamo giunti al capolinea, che 3 anni di scuola siano volati così, allora ci si attacca ai frammenti di ricordi per trovare un appiglio a continuare, a non interrompere questa magia che attraverso un blog, ha creato "legami", legami che prima iniziano timidi, a piccoli passi, poi esplodono perchè se ne scopre il senso, e se ne apprezzano le possibilità.
Noi continueremo ad andare avanti, sperando di ritrovare genitori sensibili e attenti, ma come ogni cosa che può essere forgiata e modellata, inizieremo un nuovo cammino con nuovi bimbi e nuove famiglie e con delicatezza li porteremo insieme a noi dando e ricevendo da questo nuovo incontro.



frammenti di ricordi from Scuola e...dintorni on Vimeo.

lunedì 10 giugno 2013

Pillole Di Conoscenza

Le parole un gioco di relazioni